3^ Domenica di Quaresima – 23 Marzo

Letture: Esodo 17,3-7; Romani 5,1-2.5-8; Giovanni 4,5-42


Il pozzo e l’acqua della vita


In un villaggio mediorientale il pozzo è un elemento essenziale per la vita della comunità. È il luogo dove dissetarsi, dove abbeverare il bestiame, dove attingere l’acqua necessaria per gli usi domestici. Inevitabilmente diventa anche luogo di incontri e, tra questi, le Scritture ne rammentano numerosi di carattere sentimentale. Per comprendere il brano della Samaritana occorre avere in mente questa valenza simbolica, cioè le frequenti circostanze in cui un uomo e una donna si incontrano al pozzo, un evento fatale che segnerà il loro destino. È presso un pozzo che il servo di Abramo incontra Rebecca, che egli condurrà in sposa da Isacco (Gen 24,11). E al pozzo Giacobbe incontra per la prima volta Rachele (Gen 29,9), di cui si invaghisce subito, ma dovrà aspettare ben quattordici anni di servizio presso il futuro suocero per poterla impalmare. E ancora al pozzo Mosè dà prova di intrepido coraggio liberando dai prepotenti un gruppo di donzelle tra le quali vi è anche Sefora, la sua futura moglie (Es 2,15). Con tutti questi precedenti è difficile escludere lo sfondo sentimentale nell’incontro tra Gesù e la donna di Samaria. Soltanto che la metafora nuziale si svolge su un piano differente da quello che la donna potrebbe immaginare. Gesù si rapporta con lei come il servo di Abramo con Rebecca, vuole condurla all’incontro con colui che diventerà a tutti gli effetti suo marito. La donna ha avuto cinque mariti e convive attualmente con uno che non ha neppure questa qualifica (Gv 4,18). Qui non è in questione la volubilità della donna quanto la prolungata infedeltà del popolo che essa rappresenta. I samaritani erano accusati di idolatria perché mescolavano il culto di YHWH con quello di altre divinità. Grazie all’incontro con Gesù, la Samaritana è invitata a ricostruire quel rapporto esclusivo con il Signore che è il suo unico e vero sposo. La tradizione profetica interpreta sovente la relazione tra Dio e il suo popolo sotto l’immagine del rapporto nuziale, perciò si adattano bene alla circostanza le parole che Dio pronuncia per mezzo del profeta Osea: “Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell’amore e nella benevolenza, ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore” (Os 2,21-22). Sappiamo bene che questa metafora è stata conservata dai cristiani per indicare anche il rapporto tra Cristo e la sua Chiesa (cfr. Ef 5,25), la Gerusalemme celeste promessa sposa dell’Agnello nel libro dell’Apocalisse. Ricordiamo che dal trono di Dio e dell’Agnello scaturisce un fiume di acqua viva (Ap 22,1) destinato a scorrere per sempre. Gesù aveva promesso alla Samaritana un’acqua viva che avrebbe placato definitivamente la sua sete e che soltanto lui avrebbe potuto dare. “Se la sorgente di Gesù zampilla di continuo, essa ha lo scopo di spegnere la sete più profonda dell’uomo, cioè il desiderio di aver parte alla vita di Dio stesso” (X. Léon-Dufour).